Set 262018
 

I robot diventano sempre più umani, imparando a imitare il nostro comportamento in maniera sempre più elaborata. Nel bene, ma anche nel male. Si, perché dopo aver imparato a mentire, a bluffare a poker, e a ragionare come uno psicopatico, in futuro potrebbero diventare anche vittime di pregiudizi. Potrebbero infatti farsi condizionare da informazioni errate apprese in modo autonomo da altre macchine, senza alcun intervento dell’uomo.

A delineare questo scenario preoccupante, che mette in allerta gli “addestratori” di intelligenza artificiale, è lo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports dai ricercatori dell’università britannica di Cardiff e del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston.

Uno studio che simula interazioni sociali fra AI

“Questo nuovo studio è un lavoro teorico che, attraverso modelli matematici, prova a simulare delle interazioni sociali fra individui, a prescindere che siano robot o umani. Quello che dimostra – spiega Giorgio Buttazzo, docente di ingegneria informatica dell’Istituto TeCIP (Tecnologie della Comunicazione, Informazione, Percezione) della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – è che quando la comunicazione e lo scambio di informazioni avviene tra piccoli gruppi, è più facile che si formino delle conoscenze falsate; se invece la comunicazione è estesa a molti gruppi, e quindi l’informazione arriva da più fonti, cala il rischio di avere pregiudizi”.

I robot del futuro saranno anche razzisti?

Sebbene i risultati possano far immaginare anche futuri robot “razzisti”, pronti a snobbare ed escludere l’uomo, per fortuna”questi scenari appartengono ancora al mondo della fantascienza: al momento l’intelligenza artificiale non è in grado di formarsi dei pregiudizi in modo autonomo”, rassicura Buttazzo,

Questi risultati però saranno molto utili in futuro, perché in ambito informatico si stanno sviluppando sistemi basati su enti autonomi che “girano in Rete per acquisire informazioni con cui costruire conoscenza: al momento non sono ‘intelligenti’, ma fra 30-40 anni lo scenario sarà diverso”, continua Bottazzo.

Un monito per i ricercatori che sviluppano tecniche di apprendimento per l’AI

Lo studio rappresenta quindi un monito per i ricercatori che sviluppano le tecniche di apprendimento per l’intelligenza artificiale, riporta Ansa. “Quando avremo a che fare con sistemi intelligenti e robot che apprendono autonomamente scambiandosi informazioni – sottolinea Buttazzo – dovremo fare molta attenzione a come metterli in comunicazione fra loro, perché potremmo perderne il controllo, soprattutto considerando che l’intelligenza artificiale è destinata a superare quella umana nel giro di pochi anni”.

Per prevenire questo rischio, è quindi necessario capire le strategie migliori per addestrare le macchine, e fornire loro non solo pura conoscenza, ma anche regole etiche.

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