Feb 042020
 

Nell’Indice di Percezione della Corruzione 2019 pubblicato da Transparency International, l’associazione internazionale contro la corruzione, l’Italia al 51° posto nel mondo, con un punteggio di 53 punti su 100. Nel 2019 il nostro Paese ottiene ben 12 punti dal 2012, anche se l’ultimo anno segna una decisa frenata rispetto ai precedenti, “guadagnando” un solo punto. Secondo l’Indice, che registra il livello di corruzione percepito nel settore pubblico in 180 Paesi, la sufficienza per l’Italia è quindi ancora lontana. “La criminalità organizzata spadroneggia ancora nel nostro Paese – spiega Transparency International Italia – preferendo spesso l’arma della corruzione, che oggi ha assunto forme nuove, sempre più difficili da identificare e contrastare efficacemente”.

Danimarca e Nuova Zelanda i Paesi meno corrotti

Dominano la classifica dell’indice di percezione della corruzione Danimarca e Nuova Zelanda, come l’anno scorso. In Europa, oltre alla Danimarca, fanno bella figura anche Finlandia e Svezia, mentre Bulgaria, Romania e Ungheria occupano le ultime tre posizioni della classifica continentale. Il fondo del ranking è occupato, come nel 2018, da Somalia e Sud Sudan, mentre a livello globale spiccano la caduta di Canada (-4 punti), Francia e Regno Unito (-3). Al contrario, colpiscono in positivo la Spagna (+4) e la Grecia (+3), riporta Adnkronos. Tra i Paesi del G20 rimangono poi stabili Germania e Russia, rispettivamente con un voto di 80 e di 28 come nel 2018, mentre perdono due punti gli Usa, che ottengono 69 voti contro i 71 precedenti.

Manca una regolamentazione del lobbying e dei conflitti di interesse

Altra questione rilevante, secondo l’Indice, è la regolamentazione del lobbying e dei conflitti di interesse. “Da anni sentiamo parlare di leggi che dovrebbero finalmente porre un freno e delle regole a due questioni fondamentali nella lotta alla corruzione, ma ancora il Parlamento tace – rileva Transparency -. Solo tante promesse e audizioni che ancora non si sono trasformate in atti concreti. Non è certo un buon esempio di trasparenza la recente abolizione degli obblighi di comunicazione dei redditi e dei patrimoni dei dirigenti pubblici attuata dall’ultima legge finanziaria”.

Un rallentamento dovuto a diversi problemi irrisolti

“Sinceramente speravamo in qualcosa di più – commenta Virginio Carnevali, presidente di Transparency International Italia -. Il rallentamento è dovuto a diversi problemi che il nostro Paese si trascina da sempre senza riuscire a risolverli”. Secondo l’associazione, “dobbiamo menzionare per importanza anche il tema degli appalti pubblici, oggetto di attenzione di funzionari e imprenditori corrotti: un codice più efficace e un maggior coinvolgimento della società civile nelle attività di monitoraggio non potrebbero che giovare alle finanze pubbliche. Questi sono solo alcuni dei temi che Transparency International Italia da anni cerca di portare nell’agenda politica nazionale, per far scrollare di dosso all’Italia la nomea di Paese corrotto”.

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