Gen 262018
 

Lavoro, quanto mi fai male… si potrebbe sintetizzare così una recente ricerca condotta da Loudhouse e presentata al Ministero della Salute nell’ambito del convegno ‘Salute in ufficio’. In base ai dati raccolti, infatti, si evince che ben otto individui su dieci, negli ultimi tre anni, soffrono o hanno sofferto di disturbi legati al modo in cui si lavora. In effetti, la “colpa” di questi acciacchi – peraltro realmente fastidiosi e con pesanti ricadute in termini di costo sociale – non è del posto di lavoro, ma della cattiva postura adottata durante le ore di ufficio.

Mal di schiena e mal di testa i più diffusi

La ricerca mette in luce che, nell’ampia gamma di dolori e doloretti, i più diffusi in ufficio siano il mal di schiena e il mal di testa. I numeri ottenuti dallo studio, in effetti, fotografano un mondo del lavoro particolarmente “acciaccato”: il 61% degli intervistati ha accusato mal di schiena, il 55% mal di testa, il 49% la tensione o il dolore alle spalle, il 49% problemi agli occhi, il 47% dolore al collo, il 31% dolore al polso o al braccio.

La colpa? Delle brutte abitudini alla scrivania

La responsabilità dei dolori accusati negli ambienti di lavoro, e si fa riferimento in particolare modo a mansioni in ufficio, è in gran parte riconducibile alle cattive abitudini dei singoli. Ad esempio, tra gli intervistati il 97% ha dichiarato di avere quella di stare seduto e di non muoversi, il 90% tiene una posizione ingobbita, l’85% incrocia le gambe.

Il prezzo della cattiva postura? 3,36 miliardi all’anno

Questo scenario di abitudini scorrette sul posto di lavoro e conseguenti dolori ha un prezzo, e che prezzo. In base alle stime, i costi per assenteismo collegati a disturbi posturali in Italia toccherebbero i 3,36 miliardi di euro ogni anno.

L’appello del ministro Lorenzin 

“Rendere salubri luoghi vuol dire migliorare qualità vita” ha affermato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin durante il convegno ‘Salute in ufficio’ organizzato a Roma nella sede dello stesso ministero. “Abbiamo inserito il tema della salute nelle città nel contesto più ampio del G7 sull’impatto dei cambiamenti climatici. Siamo in un processo di trasformazione enorme, che impatta sulla vita delle persone, e che è dovuto ai cambiamenti climatici, all’inquinamento e ai modi di vivere”. Che ha concluso: “Rendere salubre il luogo dove viviamo vuol dire renderci sani e rendere migliore la nostra vita. Sono le piccole scelte a portare le grandi trasformazioni”.

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