Lug 232018
 

D’ora in poi, il rinnovo del contratto di lavoro a tempo determinato potrà avvenire solo a fronte di esigenze “temporanee e limitate”. Lo stabilisce il nuovo Decreto Dignità proposto da Luigi Di Maio, vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali, dividendo l’opinione pubblica e alterando gli umori delle Associazioni in materia di misure anti-precariato.

Lente d’ingrandimento sul Decreto dignità

Le aziende che ricevono aiuti dallo Stato non potranno delocalizzare per 5 anni, pena una multa – con interessi del 4% – da due a quattro volte superiori agli aiuti ricevuti. E, a macchi d’olio, si diffonde una forte perplessità.  Secondo quanto previsto dal provvedimento, fatta salva la possibilità di libera stipulazione tra le parti del primo contratto a tempo determinato non superiore a 12 mesi, l’eventuale rinnovo sarà possibile solo a fronte di esigenze “temporanee e limitate”.

Oggetto delle maggiori obiezioni sono le causali specifiche per i quali, inoltre, è predetto un aumento del contributo addizionale pari dello 0,5% a carico del datore di lavoro, attualmente fissato all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali.

Come spiega l’avvocato Fabrizio Daverio, socio fondatore dello studio legale Daverio & Florio, specializzato nel diritto del lavoro e nel diritto della previdenza sociale: “L’azienda è tenuta nuovamente a fornire, ad esempio per il ‘rinnovo’, le motivazioni per l’impiego di lavoratori a termine, con evidenti complicazioni e disagi a livello organizzativo (…) L’obiettivo di ridurre il precariato è di per sé lodevole ma la strada scelta è sbagliata soprattutto la tecnica delle ‘causali’ anni ’60, per le quali il lavoro a termine vale solo per circostanze straordinarie ed eccezionali, da specificare, è pericolosa”.

Lacune e scetticismo

Stando a Daverio “si tratta di un ritorno al passato. L’esperienza storica ha dimostrato che le causali sono un grande ostacolo per le aziende e una fonte di contenziosi e di grovigli inestricabili, oltre a essere un’opzione obsoleta. Il contratto a termine produce lavoro vero, che sfocia per lo più, da solo, nella stabilizzazione”.

Dello stesso parere le varie Associazioni, fra cui Confesercenti, che incalza la previsione negativa: “Il passo indietro sulle causali è assolutamente controproducente. Oltre che rendere più rischiose le assunzioni, crea un clima di incertezza e porterà a un inevitabile aumento dei contenziosi”.

Concorde anche Federalberghi, nel titubare sul Decreto Dignità. Secondo il presidente della federazione Bernabò Bocca: “Una cosa è certa: si illude chi crede che questo provvedimento genererà anche un solo nuovo contratto a tempo indeterminato (…). Durante la stagione estiva lavorano nel settore turismo più di mezzo milione di persone assunte a tempo determinato, da oggi esposte ad una grande incertezza.

A voler tirare le somme sul “Decreto Di Maio” anche il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara: “Limitare il lavoro precario attraverso un ritorno al passato con le proroghe dei contratti a termine, con le sue causali e, soprattutto, prevedendo una maggiorazione dei costi previdenziali a ogni proroga, se da una parte va nella direzione di far crescere il costo del lavoro a termine rispetto a quello a tempo indeterminato, dall’altra contribuirà non poco a far riemergere il contenzioso sugli stessi contratti a termine e a scoraggiare le imprese ad assumere”.

ShareShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Sorry, the comment form is closed at this time.