Apr 292019
 

Se oltre otto italiani su dieci non hanno cambiato lavoro nell’ultimo anno, il 16% di loro nel 2018 ha iniziato a lavorare per un’altra azienda, e quasi uno su tre (il 30%) ha intenzione di cambiare nel corso del 2019. Fra i tre gruppi non si evidenziano però differenze marcate riguardo ai fattori su cui si basa la scelta del datore di lavoro. Per tutti infatti è il work-life balance l’elemento più importante, seguito da un’atmosfera piacevole al lavoro, una buona retribuzione e la possibilità di benefit. Si tratta di alcuni risultati della ricerca Randstad Employer Brand a livello globale dedicata all’employer branding, condotta appunto da Randstad, l’operatore mondiale nei servizi per le risorse umane.

Quali sono i canali più utilizzati per la ricerca di un’occupazione

I canali più utilizzati nella ricerca di un impiego, invece, sono diversi a seconda che si considerino coloro che hanno già cambiato lavoro o chi sta valutando nuove opportunità. Chi è alla ricerca di un’occupazione infatti utilizza soprattutto Infojobs (51%), le agenzie per il lavoro (50%) e altri portali di lavoro come Monster (48%). Poi, vengono i siti delle aziende (42%) e le conoscenze personali (40%), Google (34%) e i social media come LinkedIn (36%) e Facebook (22%).

Chi ha trovato un nuovo impiego lo ha fatto tramite conoscenze e agenzie per il lavoro

Chi ha già trovato un nuovo impiego lo ha fatto invece principalmente tramite contatti e conoscenze personali (38%) e le agenzie per il lavoro (21%). Al terzo posto vengono i portali, come Infojobs (16%), e Subito (16%), seguiti da altri siti dedicati al lavoro (13%), dalle sezioni “Lavora con noi” delle aziende (13%), il motore di ricerca Google (12%), i canali social come Facebook (12%), LinkedIn (13%) e Twitter (5%). Risultano invece meno efficaci per la ricerca i servizi per il pubblico impiego (8%), i recruiter (4%) e le fiere (3%).

Nove dipendenti potenziali su dieci verificano la reputazione dell’impresa

Durante la ricerca di un impiego, quasi nove potenziali dipendenti su dieci verificano la reputazione delle imprese per cui si stanno candidando (88%). Questa azione, riporta Adnkronos, viene compiuta prevalentemente consultando i siti aziendali (48%), poi attraverso le opinioni di famigliari e amici (40%), le bacheche o i portali di annunci di lavoro (40%), visitando l’azienda come nel caso di ristoranti e negozi (35%) e LinkedIn (31%). Anche in questo caso, emergono importanti differenze fra le diverse fasce anagrafiche: i più giovani usano soprattutto l’advertising e LinkedIn per controllare la reputazione aziendale, mentre i senior si affidano maggiormente alle opinioni di famigliari e amici (il 39% dei 35-54enni) o visitano di persona l’azienda.

 

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