Distributore d’acqua IWM per l’ufficio

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Ott 182018
 

All’interno di uffici e studi professionali di ogni tipo, vi è solitamente una sala d’attesa dove gli utenti sono invitati ad attendere il proprio turno. Considerando che l’attesa di ciascuno può durare pochi minuti così come un’ora o più, è bene fare in modo da rendere questo lasso di tempo il più possibile piacevole e confortevole. Offrire a tutti la possibilità di potersi dissetare è già un buon inizio, in quanto l’acqua può dare sollievo soprattutto nelle giornate afose o in tutte quelle occasioni in cui si avverte la necessità di bere. L’ufficio che decide di erogare questo servizio deve necessariamente tenere a mente i costi al litro dell’acqua (quella dei boccioni costa molto di più di quella di rubinetto) e la qualità della stessa. Non sempre però, preferire la soluzione più economica comporta necessariamente il dover rinunciare alla qualità, al contrario. È ad esempio questo il caso dei distributori d’acqua per ufficio proposti da IWM, che ha rivoluzionato il settore.

Grazie a questo dispenser di ultima generazione infatti, è possibile prelevare direttamente dalla rete idrica l’acqua da bere e trattarla opportunamente grazie al sistema ad osmosi inversa di cui è dotato. L’acqua sarà dunque ancora più salutare e pura dopo il trattamento, con il grande vantaggio di avere il costo basso che tutti sappiamo (l’acqua di rubinetto è decisamente più economica di quella in bottiglia o dei boccioni), ma non solo. Gli innovativi distributori d’acqua IWM consentono anche di personalizzare l’acqua in base ai propri gusti per quel che riguarda la temperatura, il che è davvero eccezionale, così come il poterla bere gasata e magari accompagnata da qualche cubetto di ghiaccio. È una soluzione sempre più adottata all’interno di uffici di ogni tipo, sia per la sua convenienza che per l’assoluta tranquillità del sapere che sarà la stessa IWM ad occuparsi degli interventi di manutenzione periodica.

Enea promuove le smart city

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Mag 312018
 

Enea promuove il passaggio dalla discussione teorica sulle smart city alla sua applicazione pratica. E con il primo Tavolo di Convergenza Smart City and Community l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha l’obiettivo di favorire una riorganizzazione dei processi di gestione dei contesti urbani e territoriali in chiave digitale.

L’iniziativa, alla quale partecipano i principali attori del processo nazionale d’innovazione urbana, coinvolge, tra gli altri, Presidenza del Consiglio, Consip, Confindustria Nazionale e Agenzia per l’Italia Digitale.

Realizzare un percorso di trasformazione smart dei contesti urbani e territoriali

“Nello sviluppo di queste nuove realtà cittadine è fondamentale condividere un linguaggio comune per individuare, gestire, elaborare e valutare quei dati strategici alla gestione delle infrastrutture fornitrici dei principali servizi urbani”, spiega Nicoletta Gozo, ricercatrice Enea della Divisione Smart Energy.

Si tratta quindi di sviluppare e condividere modelli gestionali, standard, protocolli di trasmissione, specifiche tecniche, piattaforme e indicatori di prestazione per realizzare un percorso di trasformazione dei contesti urbani e territoriali, riporta Askanews. E il progetto Convergenza Nazionale Smart City and Community, è “un punto di partenza fondamentale per l’avvio del processo di innovazione e rigenerazione urbana in chiave smart”, aggiunge  Gozo.

Come rendere città e territori più smart?

“Città e territori – continua Gozo – diventano smart se si consolida una stretta collaborazione tra i principali attori dei processi gestionali e d’innovazione urbana e il mercato nella sua eccezione più ampia. Modelli gestionali, specifiche tecniche, standard e protocolli oltre che strumenti, azioni e tecnologie abilitanti contribuiscono a delineare il percorso, una vera e propria roadmap verso la smart city, con un kit di supporto agli amministratori, cioè una sorta di ‘cassetta degli attrezzi’ nella quale si possono trovare gli strumenti utili per il comune coinvolto”.

La maggior parte delle città gestisce ancora i servizi strategici in assenza di condivisione

Oggi la maggior parte delle città gestisce i servizi strategici come illuminazione, acqua, elettricità e gas, rifiuti e mobilità tramite le cosiddette utility in modo del tutto autonomo. Ma in “assenza totale di condivisione – sottolinea Gozo – e valorizzando poco la strategicità della grande quantità di dati potenzialmente in loro possesso”.

Il percorso tracciato da Enea “si preannuncia quindi lungo e complesso – continua Gozo – e si articolerà attraverso una roadmap di cui si iniziano a intravedere i primi passi”.

E un primo passo è costituito da SmartItaly Goal, il primo documento programmatico della roadmap nazionale.

Per gli italiani la donna ideale porta la 44

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Mar 222018
 

Per gli italiani la donna ideale esiste, e ha la taglia 44. Almeno, questo è quanto risulta dalla ricerca condotta da GfK Italia per Fiorella Rubino su un campione di 1.000 donne e 200 uomini. Lo studio inoltre traccia l’evoluzione del rapporto delle donne con il proprio fisico, il peso, i canoni della bellezza, e soprattutto con la moda. In ogni caso, la donna ideale, a giudizio unanime di uomini e donne, è la taglia 44. Al secondo posto la taglia 46, e solo al terzo la 40-42.

La donna curvy piace, e il termine curvy viene associato a caratteristiche positive

Le donne curvy piacciono a uomini e donne. Lo stesso termine (curvy) ormai è ampiamente conosciuto, accettato e associato a caratteristiche positive. Le donne, però, sono un po’ più critiche degli uomini quando si tratta di indicarne qualche caratteristica negativa, come sovrappeso (71% donne contro 53% uomini), o sedentarietà (66% contro 51%), riferisce Adnkronos. Quella che emerge però è la figura di una donna che sta imparando a vivere liberamente le proprie forme e a riscoprire la propria joie de vivre, al di là di stereotipi ancora presenti.

La moda inizia ad affermare una shape diversity

Se da una parte emerge un maggior desiderio di adesione a requisiti di forma fisica e il confronto con stereotipi estetici che possono generare senso di inadeguatezza, al tempo stesso sono sempre più evidenti segnali di evoluzione. Anche grazie alle sfilate di moda e alle campagne di comunicazione degli stilisti. La moda insomma, inizia, ad affermare una reale shape diversity, e riscopre la bellezza di ogni forma fisica, legata alla personalità unica di ogni donna.

La magrezza continua a essere un canone estetico importante per le donne

Ora però le donne sono molto più a dieta rispetto al 2001, e sono più critiche nel giudicare il proprio stato di forma fisica. Da un lato, quindi, le donne sembrano anelare al superamento degli stereotipi (il 77% si dichiara convinta che la bellezza per una donna non sia solo l’essere magra), ma dall’altro lato la magrezza continua a essere per loro un canone estetico importante. Se il giudizio degli altri sul proprio aspetto fisico è importante per entrambi i sessi, le donne si sentono giudicate più spesso degli uomini (51% contro 43%). E sono anche le più autocritiche, tanto che il primo giudice sono loro stesse (47% rispetto al 39% degli uomini) seguite, con notevole distanza, dal partner (17% rispetto al 27% degli uomini).

Italiani, a sorpresa popolo di vegetariani

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Mar 012018
 

Il popolo dei vegetariani in Italia è in aumento. La conferma arriva dal Rapporto Italia Eurispes 2018. Se negli ultimi cinque anni il numero dei vegetariani ha avuto un andamento altalenante,  erano infatti il 6,5% nel 2014, il 5,7% nel 2015, il 7% nel 2016 e il 4,6% nel 2017, ora il 6,2% del campione intervistato si dichiara vegetariano. Crescono quindi coloro che hanno optato per una scelta vegetariana, ma diminuiscono quanti si dichiarano vegani: dal 3% del 2017 allo 0,9% nel 2018. Risultati che fanno pensare a un’alternanza fra periodi di vegetarianesimo e di veganismo, e periodi di ritorno a un’alimentazione tradizionale.

Ormai però in quasi tutte le mense scolastiche è prevista la possibilità di fare richiesta per menu alternativi, e dal portale di recensioni Tripadvisor emerge che su un totale di 225.490 ristoranti recensiti in Italia il 23,4% propone menu vegetariani, e il 17,2% vegani.

Vegetariani, vegani, ma anche crudisti e fruttariani

Anche più che vegetariani. Fra chi si dichiara vegetariano o vegano, molti affermano di seguire anche regimi alimentari ancora più stringenti. In particolare, il 32,1% dichiara di associare a questo tipo di diete anche un’alimentazione crudista, ovvero il consumo di cibi non sottoposti a cottura, il 23,1% segue un’alimentazione fruttariana, prevalentemente (o esclusivamente) di frutta, mentre solo il 12,8% aderisce alla paleo-dieta, che prescrive un ritorno alle origini in tema di alimentazione.

Una scelta di salute e di rispetto per gli animali

La maggior parte di chi ha deciso di seguire una dieta green lo fa perché convinto degli effetti positivi sulla salute (38,5%), il 20,5% per amore e rispetto nei confronti degli animali, mentre il 14,1% per mangiare meno e meglio. Solo il 3,8% è mosso principalmente da valutazioni sull’impatto ambientale, o dalla sola curiosità (3,8%). Ed è dopo i 65 anni di età che si fa strada in modo più marcato l’idea che rinunciare a carne e pesce faccia bene alla salute (60%), mentre il rispetto nei confronti degli animali è all’origine del cambio di dieta soprattutto per i 25-34enni (40%).

Una strada difficile? Solo per chi viaggia

Se la maggior parte (60,8%) dei vegetariani e dei vegani italiani afferma di non trovare alcuna difficoltà nel reperire i prodotti vicino casa o nelle mense dei luoghi di lavoro (44%), nel 73,6% dei casi mangiare in aereo, treno, nave e sulle autostrade diventa un problema. Ma anche ai ricevimenti di cerimonie, feste o eventi (67,6%). O, a sorpresa, al ristorante/bar (55,4%).

Gli italiani sono però divisi fra chi attribuisce al veganismo un’accezione positiva (50,6%) e quanti ne rilevano soprattutto gli aspetti negativi (49,4%). A giudicare in maniera positiva il veganismo sono i più giovani, mentre il 30,3% la ritiene una scelta estrema e radicale. E il 19,1% afferma che questo stile di vita spesso è accompagnato da fanatismo e intolleranza.

Dolori d’ufficio, un costo sociale da 3,36 miliardi l’anno

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Gen 262018
 

Lavoro, quanto mi fai male… si potrebbe sintetizzare così una recente ricerca condotta da Loudhouse e presentata al Ministero della Salute nell’ambito del convegno ‘Salute in ufficio’. In base ai dati raccolti, infatti, si evince che ben otto individui su dieci, negli ultimi tre anni, soffrono o hanno sofferto di disturbi legati al modo in cui si lavora. In effetti, la “colpa” di questi acciacchi – peraltro realmente fastidiosi e con pesanti ricadute in termini di costo sociale – non è del posto di lavoro, ma della cattiva postura adottata durante le ore di ufficio.

Mal di schiena e mal di testa i più diffusi

La ricerca mette in luce che, nell’ampia gamma di dolori e doloretti, i più diffusi in ufficio siano il mal di schiena e il mal di testa. I numeri ottenuti dallo studio, in effetti, fotografano un mondo del lavoro particolarmente “acciaccato”: il 61% degli intervistati ha accusato mal di schiena, il 55% mal di testa, il 49% la tensione o il dolore alle spalle, il 49% problemi agli occhi, il 47% dolore al collo, il 31% dolore al polso o al braccio.

La colpa? Delle brutte abitudini alla scrivania

La responsabilità dei dolori accusati negli ambienti di lavoro, e si fa riferimento in particolare modo a mansioni in ufficio, è in gran parte riconducibile alle cattive abitudini dei singoli. Ad esempio, tra gli intervistati il 97% ha dichiarato di avere quella di stare seduto e di non muoversi, il 90% tiene una posizione ingobbita, l’85% incrocia le gambe.

Il prezzo della cattiva postura? 3,36 miliardi all’anno

Questo scenario di abitudini scorrette sul posto di lavoro e conseguenti dolori ha un prezzo, e che prezzo. In base alle stime, i costi per assenteismo collegati a disturbi posturali in Italia toccherebbero i 3,36 miliardi di euro ogni anno.

L’appello del ministro Lorenzin 

“Rendere salubri luoghi vuol dire migliorare qualità vita” ha affermato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin durante il convegno ‘Salute in ufficio’ organizzato a Roma nella sede dello stesso ministero. “Abbiamo inserito il tema della salute nelle città nel contesto più ampio del G7 sull’impatto dei cambiamenti climatici. Siamo in un processo di trasformazione enorme, che impatta sulla vita delle persone, e che è dovuto ai cambiamenti climatici, all’inquinamento e ai modi di vivere”. Che ha concluso: “Rendere salubre il luogo dove viviamo vuol dire renderci sani e rendere migliore la nostra vita. Sono le piccole scelte a portare le grandi trasformazioni”.

Ragazzi, l’11,2 % dei giovanissimi a rischio iperconnessione

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Dic 182017
 

I dati si riferiscono a uno studio condotto a Bergamo, ma certamente possono essere sovrapponibili a tutta la realtà nazionale. I ragazzi sono iperconnessi, in alcuni casi in modo patologico. Il 98% degli studenti tra i 15 e i 19 anni della provincia di Bergamo, senza differenza di genere e classi di età, si è connesso a internet nel corso dell’anno: il 18% per meno di un’ora al giorno, il 54% da 1 a 5 ore, il 14% è rimasto connesso per tutto il giorno. E il 6,9% ha avuto un utilizzo di Internet definibile “a rischio”. Ecco i dati emersi dall’indagine ESPAD realizzata sulla popolazione studentesca della provincia di Bergamo dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche in collaborazione con l’Osservatorio Dipendenze di Ats Bergamo.

Chi è maggiormente a rischio?

“Lo studio ci ha consentito di rilevare anche che la quota di studenti con profilo a rischio tende ad aumentare in corrispondenza delle ore trascorse a fare attività on-line. È emerso infatti che è a rischio il 30% di chi giornalmente naviga su internet per più di 6 ore, contro il 2% di chi è collegato per circa 1 o 2 ore. Numeri inequivocabili che ci impongono una particolare attenzione proprio alle fasce adolescenziali e dei giovani adulti, sicuramente più sensibili e più esposte al rischio” spiega Elvira Beato, Assistente Sociale Specialista, Responsabile dell’Osservatorio delle Dipendenze Ats Bergamo.

Online fin da bambini, anche sui social

Secondo l’indagine, il 93% degli adolescenti che si è connesso durante l’anno ha utilizzato Internet in un giorno infrasettimanale qualsiasi per chattare oppure partecipare ai social network, l’84% per leggere quotidiani, il 78% per scaricare film o musica e il 37% per accedere a siti specificatamente rivolti ad adulti (il 37% anche tra i soli minorenni). Il 14% degli studenti italiani si dedica a giochi di abilità (come il Sudoku) e il 33% a giochi di ruolo, soprattutto i minorenni.

“Dalle rilevazioni è emerso che l’uso di internet si sta progressivamente anticipando. Accade sempre più spesso che anche bambini molto piccoli navighino da soli. Se è vero però che i bambini tra gli 8 e i 10 anni sono più sorvegliati, è vero altrettanto che per questa fascia si ha una percezione del rischio minore. Viceversa, tra gli 11 e i 13 anni, c’è maggiore autonomia nella gestione delle connessioni, ma anche minore percezione del rischio. Dati che devono farci riflettere anche perché i pericoli a cui i nostri figli si espongono sono tantissimi” precisa il dottor Luigi Greco, pediatra di famiglia.

Piccoli ma con il loro device

Il 97% degli intervistati afferma di avere dei dispositivi con cui accedere alla rete (il 72% addirittura attraverso uno smartphone personale) e l’83% dispone di questi strumenti tutti i giorni, con limitazioni di orario (il 60%) o senza (il 30%) in orari giornalieri mentre il 9% ne fa uso anche di notte. Solo nell’ultimo anno l’età media di primo utilizzo di un web device si è abbassata da 9 anni (2016) a 7 anni e mezzo (2017). Il 17% invia foto personali, il 4,4% chatta con sconosciuti e il 1,4% invia dati personali a sconosciuti; in generale gli strumenti informatici vengono utilizzati per navigare in Internet, scaricare musica, giochi, effettuare ricerche scolastiche, vedere filmati su YouTube e chattare sui social media. Dal 2016 al 2017 non ci sono grossi cambiamenti per quanto riguarda i dati sulla sorveglianza parentale: circa il 20% dei ragazzi non è controllato dai genitori mentre naviga.

Occhio a quel che mangi: si allunga la black list dei cibi pericolosi

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Nov 132017
 

Aiuto, anche scegliere cosa mangiare sta diventando un’operazione che richiede competenze da 007. Già, perché sono sempre di più le insidie e i pericoli per la salute nascosti dentro carne, pesce, ma anche integratori e frutta secca. L’allarme arriva dal dossier Coldiretti ”La classifica dei cibi più pericolosi” presentato al Forum dell’Agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio, sulla base delle rilevazioni dell’ultimo rapporto Sistema di allerta rapido europeo.

Dalla Turchia la gran parte degli alimenti a rischio

Giusto per stare tranquilli, l’analisi riporta che sono 2.925 gli allarmi scattati nell’Unione europea, con la Turchia che è il paese che ha ricevuto il maggior numero di notifiche per prodotti non conformi (276). Alle spalle la seguono la Cina (256), l’India (194), gli Stati Uniti (176) e la Spagna (171). Nel 2016 sono stati importati dalla Spagna in Italia 167 milioni di chili di pesce, in aumento del 5% nel primo semestre del 2017, mentre sono quasi 2 milioni i chili di pistacchi arrivati dalla Turchia che ha esportato in Italia anche quasi 3 milioni di fichi secchi e 25,6 milioni di chili di nocciole che rientrano nella lista nera per elevato rischio.

Il podio della black list

I primi tre gradini del podio della lista nera alimentare sono occuparti, nell’ordine, da il pesce spada e il tonno dalla Spagna inquinato da metalli pesanti, dagli integratori e i cibi dietetici con ingredienti non autorizzati dagli Stati Uniti e dalle arachidi dalla Cina contaminate da aflatossine cancerogene. Al quarto posto della classifica si trovano i peperoni  provenienti dalla Turchia che – spiega la Coldiretti – ha fatto registrare contaminazione oltre i limiti consentiti di pesticidi,  mentre preoccupante è la situazione della frutta secca, come i pistacchi provenienti dall’Iran e i fichi secchi dalla Turchia, che sono rispettivamente al quinto e sesto posto, entrambi fuori norma per la presenza di aflatossine, considerate cancerogene anche dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Seguono le carni di pollo provenienti dalla Polonia, che sono state oggetto di allarme per contaminazioni microbiologiche oltre i limiti di legge, in particolare di salmonella.

E in Italia?

La Coldiretti rassicura: l’agricoltura italiana è la più green d’Europa con 292 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp), il divieto all’utilizzo degli Ogm e il maggior numero di aziende biologiche, ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,5%), quota inferiore di 3,2 volte alla media Ue (1,7%) e ben 12 volte a quella dei Paesi terzi (5,6%).

Audio Video, le preferenze degli Italiani

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Ago 012017
 

Quali sono gli acquisti più gettonati in Italia in fatto di dispositivi audio video? Naturalmente il televisore resta in cima ai consumi degli italiani, e nella seconda parte di questo articolo sono approfondite le preferenze degli italiani in termini di dimensioni, tecnologia e brand del settore tv. Tuttavia, ci sono altre tipologie di prodotto audio video che seducono gli italiani, almeno stando alla classifica dei prodotti più venduti su Amazon in una settimana. Si tratta di una graduatoria pubblicata sul sito tomshw.it, declinata su dieci articoli più venduti in questa categoria.

Ebbene, al terzo posto della classifica figura Samsung BD-J5500. Trattasi di un lettore DVD e Blu-ray full hd e 3D con connettività HDMI e decodifica audio Dolby. Proposto a un prezzo accattivante, sotto i 70 euro, dimostra come in Italia il mercato dei dvd e dei blu-ray mantenga una sua quota di mercato nonostante lo streaming video e le piattaforme on demand come Netflix, Infinity e altre. Al secondo posto si è invece piazzato un prodotto completamente diverso, un proiettore Acer H6510BD, con una risoluzione di 1080P. In questo caso l’esborso economico necessario supera abbondantemente i 500 euro. Il primato di questa speciale classifica spetta al sistema audio Solo 5 Tv di Bose, un soundbar nato per amplificare l’audio della tv, che tuttavia ha connettività bluetooth verso gli altri dispositivi. La fascia di prezzo, rispetto agli altri due articoli in classifica, è intermedia.

E le tv? Secondo dati raccolti dal portale Idealo, il 42,19% degli italiani dichiara la sua propensione per gli schermi da 55 pollici a salire. Il 14,73% propende, invece, per gli schermi da 40 pollici e il 14,61% gli schermi da 32 pollici. Scendendo ulteriormente in termini di formati, calano anche le percentuali di propensione all’acquisto. Per quanto riguarda la tecnologia, gli italiani hanno manifestato maggiore interesse la tecnologia 4K negli schermi Ultra HD (che consentono una profondità di visione diversa e immersiva). Sono il 35% gli italiani che hanno dato la loro preferenza alla tecnologia 4K, contro il 26,22% che preferisce il Full HD, il 18,36 che preferisce gli schermi curvi e il 13,56% che preferisce il 3D.

E quali sono le marche di televisori preferite in Italia? Al primo posto figura Samsung, che nonostante l’infortunio con il problema di affidabilità della batteria montata sul device Galaxy Note, in termini di televisori è di gran lunga la marca preferita degli italiani (43%). Seguono i coreani di LG (17%) e i cinesi(in pieno exploit) di Hisense (12,2%), brand che ha superato, in termini di preferenze, marchi dalla tradizione consolidata come Sony (7,49%) e Panasonic (4,38%).

 

 

 

Infissi in alluminio R&T

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Mag 302017
 

Gli infissi sono certamente tra gli elementi che, oltre a svolgere una funzione pratica, costituiscono un elemento in grado di conferire maggiore eleganza e raffinatezza all’ambiente in cui essi vengono collocati.  Degli infissi eleganti e ricercati sono in grado di rendere un ambiente domestico molto più “caldo” ed accogliente, così come è possibile rendere molto più elegante un negozio o qualsiasi altro tipo di attività commerciale andando a scegliere gli infissi giusti. Oggi è preferibile scegliere infissi in alluminio per tutta una serie di motivi: diciamo innanzitutto che l’alluminio è un materiale che garantisce durata nel tempo e resistenza alla corrosione, leggero e atossico. Non necessita di particolare manutenzione e grazie alle soluzioni a taglio termico garantisce un ottimo isolamento dal caldo e dal freddo. Ciò è sicuramente un fattore di grande beneficio per tutti coloro che vivono o permangono a lungo all’interno di quel determinato ambiente, ed è anche una soluzione che consente di ottenere un notevole risparmio energetico.

R&T è una azienda della provincia di Milano specializzata nella produzione di persiane e serramenti in alluminio, siano essi destinati ad essere collocati all’interno di abitazioni che realtà business quali esercizi commerciali, capannoni e istituti bancari, per citare alcuni esempi. L’azienda si occupa del prodotto a 360 gradi, prestando sempre grande cura in ogni singola fase del processo produttivo sino alla messa in opera, e ciò consente di raggiungere e mantenere gli elevati standard di qualità che contraddistinguono R&T nel settore. Questa importante realtà del territorio lombardo si occupa inoltre della produzione e della messa in opera di tapparelle, zanzariere, tende, porte blindate, pensiline, infissi in PVC, portoni ed altre soluzioni ancora che consentono di rendere ogni ambiente domestico o di lavoro un luogo ancora più gradevole esteticamente, sicuro e piacevole da vivere.

Asciugamani Elettrico Mediclinics

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Lug 182016
 

Quante volte ti sarà capitato di constatare che la zona dei bagni del tuo locale è perennemente sporca a causa dei fazzoletti per asciugare le mani che traboccano dal cestino? Per non parlare di quei pezzi di carta che rimangono appiccicati al pavimento o fazzoletti che rotolano dappertutto. E cosa dire di quella solita chiazza d’acqua che si forma sul pavimento, causata dal gocciolare delle mani dei clienti durante la fase di asciugatura delle mani? Per te che sei un gestore sempre così attento all’igiene, alla pulizia e all’immagine del tuo locale questo è un problema non di poco conto ma di difficile soluzione. Ebbene, la soluzione geniale ed efficace che stai cercando da tempo oggi esiste ed è a tua disposizione, stiamo parlando degli asciugamani elettrici Mediclinics.

Questi dispositivi ultramoderni e super tecnologici sono in grado di asciugare le mani per intero entro 10/15 secondi, e garantiscono il massimo dell’igiene dato che non vi è alcun contatto ma soltanto un forte getto d’aria. Questi ingegnosi dispositivi garantiscono grandi prestazioni e consumi limitati, grazie all’assenza della resistenza che riscalda l’aria, e pongono fine al problema delle pozzanghere d’acqua nei pressi grazie ad un intelligente sistema che convoglia e raccoglie le gocce d’acqua. Quando il serbatoio sarà pieno, sarà il dispositivo stesso ad avvisare tramite un apposito segnale luminoso e acustico, e l’operatore potrà effettuare l’operazione di svuotamento in pochi secondi. Il prodotto è stato progettato e realizzato assolutamente in Europa, nello stabilimento Mediclinics di Barcellona, e non ha nulla dunque a che vedere con i prodotti importati dai paesi del Sud Est Asiatico. Grande qualità dunque, per un prodotto che vi consentirà di rendere i servizi igienici dei vostri locali un luogo ancora più pulito ed accogliente ma soprattutto sicuro e igienico. I vostri clienti o noteranno e vi ringrazieranno!